"...se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena... non avrò vissuto invano."
(Emily Dickinson)

Ogni volta bisogna trovare il coraggio di affrontare la tela vuota armati solamente di un pennello sporco di colore, per strappare al bianco assoluto (al vuoto irridente) la forme che galleggiano scomposte fra pensieri convulsi.

È quasi una cancellazione del bianco!!

È sicuramente un liberare idee dalla prigione candidamente malefica della tela!!

Inserisco spesso volti e figure per sottolineare l'influenza del fattore umano nella visione personale di ogni cosa, nella interpretazione individuale di ogni situazione.

Ogni volta è RICERCA (infinita e impossibile) dell'equilibrio assoluto e di quella perfetta armonia che è specchio della presenza divina.

Il valore reale della PITTURA è dato dalla manualità del pittore più quella parte irrazionale che questi inconsciamente riesce a trasferire sulla tela, creando una magia che sfugge al controllo del suo creatore. I dipinti sono idee espresse in termini visivi e pittorici; non significa che sono illustrazioni di idee, sono le idee.
Neanche la formulazione verbale dell'idea è una traduzione del visibile, contiene solo una certa somiglianza con il significato dell'idea, ne è una interpretazione , una riflessione.
Dipingere è una forma di linguaggio i cui elementi traducibili non sono parole ma segni, colori, gesti, forme, emozioni.
Il tragico della cosa è che come ogni idioma è capibile in ogni piccola sfumatura solo dagli appartenenti alla nazione di cui è forma di comunicazione, ma purtroppo ognuno di noi è una nazione a se stante.

Per fare qualsiasi cosa bisogna crederci, per dipingere è necessario assumersi e mantenere un grande impegno. Quando si è ossessionati da questa convinzione si arriva al punto di credere che sia possibile cambiare la realtà attraverso la PITTURA.
Se manca questo coinvolgimento passionale è meglio lasciar perdere, perché fondamentalmente dipingere è un'idiozia totale.

Tutte le arti del XX° secolo sembrano scartare a priori la parola "bellezza".
Quante opere fondamentali nello sviluppo estetico del novecento possono essere considerate belle?
Il concetto di bellezza sembra allontanarsi sempre di più da qualsiasi ricerca artistica (o presunta tale) e considerato nemico della modernità.
Non essendo in sintonia con questo modo di pensare e ricercando essenzialmente il bello e l'armonia, mi sento al di fuori di questa cosidetta "modernità" (ormai ridotta ad un manierismo inutile, noioso e ripetitivo).

Non mi pongo il problema se oggi si può (o si deve) ancora dipingere. Se questa pratica è superata o se la tecnologia ci porta verso altri lidi con altri linguaggi non è mio problema!
Il DIPINGERE è per me una esigenza, un bisogno fisico come dormire, mangiare o respirare.
La PITTURA vive di vita propria, ha una sua intelligenza e per sentirmi vivo, io posso solo cercare di assorbirne l'energia o di coglierne un Suo riflesso.

Quando la fumosa prosopopea concettuale di critici arroganti o le elucubrazioni pseudo-intellettuali di mercanti logorroici fanno vacillare le mie convinzioni, penso ad un futuro remoto in cui (scavando fra cumuli di rovine) vengono ritrovati strani rettangoli incorniciati, pieni di macchie, tagli e sgocciolature .
Non assolvendo neanche ad una funzione estetica sono subito catalogati come: "misteriose attività senza senso".
Fra questo bailame di cose assurde spunta una piccola superfice colorata con una tecnica sconosciuta. Lo sguardo della donna rappresentata, le sue braccia conserte ed il suo sorriso enigmatico sembrano aprire le porte di un mondo antico e dimenticato.
Non importa se il nome sulla targhetta che indica l'autore risulta sconosciuto, le barriere del tempo cadranno grazie a questo signor... Leonardo Da Vinci.

MAURIZIO MONTI